LA TRISKELE

 

La triskele, che vediamo raffigurata al centro della bandiera siciliana, è una figura simbolica che ci giunge dalla preistoria. La parola triskele deriva dal greco antico, e significa “tre gambe”. Originariamente, era costituita, appunto, da tre sole gambe, nell’atto di correre da sinistra verso destra (in senso orario). Simboleggiava il tempo, che, con il suo inarrestabile trascorrere, tutto consuma e tutto divora.

Con l’arrivo dei Greci, alle tre gambe fu aggiunto un volto femminile. Ne risultò un essere spaventoso, con le gambe e la testa, ma senza il corpo. Quel volto orrendo, con le ali d’oro, gli artigli di bronzo e dei serpenti per capelli, era Medusa: una creatura terrificante, che aveva il potere di pietrificare chiunque la guardasse. Pensando di poter sfruttare le sue malefiche facoltà, gli antichi guerrieri greci, con l’intento di terrorizzare i nemici, raffiguravano il volto di Medusa sugli scudi, o sulle corazze.

Un antico mito narra che Perseo, un giovane eroe della Grecia antica, ricevette l’ordine di uccidere la malefica Medusa.Il giorno della partenza, il popolo in festa accorse per salutare il giovane valoroso. Tutti portavano doni. Alcune ninfe gli donarono un paio di sandali alati, con i quali poteva volare, una bisaccia ed un elmo che aveva il potere di rendere invisibile chiunque lo indossasse. La dea Atena (Minerva) gli regalò uno scudo di bronzo, lucido come uno specchio, che rifletteva le immagini; mentre il dio Ermes (Mercurio) gli regalò una piccola taglientissima falce.

Con questi oggetti, Perseo si accinse a raggiungere il mostro. Calzati i sandali alati, spiccò il volo. Valicò monti, attraversò valli, guadò fiumi, finché giunse nel luogo dove abitava Medusa.

La colse mentre dormiva. Di soppiatto e con la massima cautela, indossò l’elmo che lo rendeva invisibile e le si avvicinò. Per evitare di rimanere pietrificato dal suo sguardo, guardò la sua immagine riflessa sullo scudo. Quando fu a giusta distanza, impugnò la falce e, con un colpo netto, le recise il capo, che, prontamente, mise al sicuro, dentro la bisaccia.

Dal tronco reciso di Medusa venne fuori un fiotto di sangue che, come per incanto, si trasformò in un bianco cavallo alato, noto col nome di Pegaso.

Con l’uccisione di quella creatura immonda, il fato non era ancora compiuto. Perseo doveva raccogliere il sangue di Medusa, che aveva delle proprietà magiche: quello che colava dalla vena sinistra del collo era un veleno mortale, mentre quello fuoruscito dalla vena destra era un rimedio capace di ridare la vita ai morti. Poi, tagliò anche una ciocca dei capelli (i serpenti). Anch’essi avevano straordinari poteri prodigiosi: mostrando un ricciolo ad un esercito assalitore, aveva la facoltà di sconfiggerlo, senza neppure combattere.

Fin qui il mito classico, con le sue azioni fantastiche, prodotte dalla fertile immaginazione dei nostri avi.

 

Con la conquista romana della Sicilia, la Triskele subì un’altra mo­difica: fra una gamba e l’altra, al volto di Medusa furono aggiunte tre spighe, per simboleggiare la fertilità del suolo siciliano. Ciò dimostra che la Sicilia, “granaio dell’impero”, ebbe per Roma un’importanza fondamentale.

Poi, un secolare silenzio avvolse l’antico simbolo, finché il 31 marzo del 1282, in Sicilia divampò la rivolta nota col nome di “Vespri Siciliani.” In quell’occasione Siciliani si ricordarono della Triskele e, ancora una volta, la scelsero come emblema. Fu così che dopo tanti anni di silenzio, l’antica Triskele, diventò nuovamente il simbolo della Sicilia. In ogni città e contrada dell’Isola, quel vetusto segno riacquistò la sua antica importanza.

 

Dopo la gloriosa epopea del Vespro, la Triskele ripiombò nel silenzio. Per secoli, rimase dimenticata da tutti. Nel 1848, quando si incominciava a parlare di Italia unita, in Sicilia scoppiò una violenta rivoluzione contro il re di Napoli. Ancora una volta, i Siciliani si unirono sotto il simbolo della Triskele. Ancora una volta, la buona sorte si schierò dalla parte dei Siciliani e per un anno e mezzo circa, l’Isola divento uno stato indipendente, con un parlamento che emanava leggi democraticamente. Purtroppo, i tempi non erano ancora maturi e dopo poco più di un anno, il re di Napoli riconquistò militarmente la Sicilia.

 

Con l’unità d’Italia, durante il regno sabaudo, la Trikele ripiombò nel silenzio. Fu nel 1944, allorché si incominciò a parlare di autonomia, i Siciliani si ricordarono ancora del loro simbolo storico e la Triskele fu inserita al centro della bandiera rosso-gialla della Sicilia.

Bandiera siciliana del 1848